
Dal ricordo della guerra un messaggio di pace.
Sculture realizzate con residui bellici della guerra 1914-1918
rinvenuti nel grande teatro di morte che fu
il Carso e la conca Goriziana.
Sergio Pacori nasce a Gargaro il
2 marzo 1933. Affascinato sin da bambino dell'arte della forgiatura,
spiata nella bottega del fabbro del paese nativo, scopre in sé
i germi della vocazione creativa solo in età matura.
Le prime opere, tutte in materiale ligneo, risalgono agli inizi
degli anni ottanta.
Si tratta di soggetti per lo più ispirati al mondo animale:
gabbiani, leoni, draghi, vibranti di movimento, che trascendono
il mero naturalismo per farsi latori di un superiore messaggio di
vita e di libertà, caricandosi, a volte, di un'esplicita
valenza metaforica come nel caso del Leone di San Marco.
Sono opere ricavate, nella maggioranza dei casi, da ceppi di legna
rinvenuti sulla spiaggia, scelti dall'autore in virtù del
loro potenziale immaginifico. Tali sculture sono state presentate
all'attenzione del pubblico nell'ambito di due mostre collettive
organizzate dal Gruppo Alpini di Gorizia, a Lucinico nel 1995 ed
a Monfalcone nel 1996. È proprio all'ombra del mondo alpino,
oltre che sotto l'egida della "Associazione Amici dell'Isonzo"
che prende forma la seconda fase dell'iter artistico di Sergio Pacori.
L'autore abbandona il legno per approdare ad un nuovo, inusitato,
veicolo espressivo, denso di storia, carico di drammaticità.
Sono i residuati della prima guerra mondiale, rinvenuti fra le pietre
carsiche, ad ispirare la vena creativa dell'artista.
Ogive, pallettoni, fili spinati, code di porco; nascono opere improntate
ad una tesa tragicità che rivivono nei corpi dei soldati
della Grande Guerra, ma anche immagini rischiarate da barlumi di
speranza di libertà e di riconciliazione tra le opposte fazioni:
Icaro che spicca il volo, l'abbraccio fra l'alpino ed il soldato
austro-ungarico; ma nell'universo creativo dell'autore, l'onda di
sangue della guerra si propaga anche al mondo ultraterreno, investendo
il corpo convulso del crocefisso incoronato di filo spinato austriaco,
irrigidendosi nell'immota fissità delle Vergini Madri.
La vena creativa dell'artista, ispirata al dramma della Grande Guerra,
ha preso corpo recentemente in alcuni monumenti commemorativi destinati
a luoghi di alto valore rappresentativo: la Croce collocata nella
Cappella dell'Ossario di Redipuglia, i cancelli della grotta carsica
di Casale Neri, la stele donata al cimitero ungherese di Gyor a
ricordo dei caduti italiani e magiari, simbolo eloquente di pacificazione
fra i popoli.